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Ricordando Ottone Rosai
Il Firenze, 21 maggio 2007

 
Il 13 Maggio 1957, moriva improvvisamente Ottone Rosai. A Ivrea, dove, il giorno successivo, si sarebbe inaugurata una grande mostra delle sue opere. Cinquanta anni dopo, Firenze e la Toscana ricordano il grande pittore con un’esposizione ( curata meritoriamente da Giampiero Iacopini, aperta Venerdì scorso e visitabile per una decina di giorni) presso la sede del Consiglio regionale (Via Cavour, 4). Vi rendono omaggio al grande maestro 13 artisti contemporanei. I dipinti (di carattere
figurativo, astratto e informale), rimandano, nella loro varietà, alla pluralità di suggestioni e di fonti di ispirazione che caratterizzarono l’opera di Rosai. Quello dell’originale artista fiorentino è un percorso che non è riconducibile esclusivamente alla successione delle fasi della sua vicenda biografica ed artistica. Che lo vide, da giovane, vicino al futurismo e, poi, animatore di un personalissimo e riconoscibile “primitivismo” e realismo. Il suo, come quello di tante personalità della Firenze del Novecento, non è un percorso “settoriale”, confinabile nel pur importantissimo
ambito dell’espressione artistica. Così era Firenze in un tempo in cui i variegati filoni della ricerca culturale, artistica, politico-sociale si intrecciavano e si fecondavano a vicenda. Si ricordano, di Ottone Rosai, le relazioni che ebbe non solo con l’effervescente ambiente della pittura e della scultura ma anche con il mondo letterario. Con Luzi, Parrochi, Pratolini, Ungaretti. Con i gruppi culturali e le Riviste (come la controversa esperienza de “Il Selvaggio”, durante il Ventennio).
Ebbe un rapporto travagliato con le vicende storiche del suo tempo, aderendo da giovane al fascismo e contraddicendone le impostazioni proprio con la sua arte popolare e antiretorica, che riceveva la grande, e lontana, lezione di Masaccio e quella, contemporanea, di Cézanne. Vive, nei suoi dipinti, l’anima profonda di Firenze, con i suoi paesaggi, le sue strade, i personaggi di una quotidianità in cui
la rassegnazione è riscattata dalla scintilla della speranza.
La nostra città sembra vivere, oggi, in pure immagini da cartolina. In un ambito specifico, ma di grande rilievo, vicende come quella di Ottone Rosai ci restituiscono lo spessore di un vissuto storico che ha portato Firenze e la Toscana ad essere patrimonio dell’ Europa e del mondo.


Severino Sacccardi
Direttore di “Testimonianze”
Consigliere regionale della Toscana
 

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