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Testo sulla visita di Ganji per Toscana Consiglio Regionale
"Toscana Consiglio Regionale"

Akbar Ganji, come si ricorderà, è l’intellettuale iraniano rinchiuso per anni in carcere, in condizioni orribili, per aver difeso i diritti umani e per aver denunciato i soprusi e l’autoritarismo del potere nel suo Paese. Ganji, già sostenitore della rivoluzione islamista di Khomeiny in gioventù, ha poi maturato coerenti e lucide posizioni democratiche, nonviolente e liberali. In prigione, per denunciare le vessazioni subite, ha attuato un radicale sciopero della fame e si è ridotto quasi in fin di vita. In suo favore si sono mobilitate le organizzazioni umanitarie internazionali e le associazioni per la difesa della libertà di pensiero e di stampa, come ISF (Information Safety and Freedom).  A Siena lo scorso Novembre al coraggioso “dissidente” iraniano è stato assegnato il premio giornalistico ISF-Città di  di Siena, che è stato ritirato per lui da una delegazione di democratici del suo Paese. La delegazione è stata poi ricevuta in Consiglio regionale ed ha partecipato, a Firenze, ad un incontro pubblico con la cittadinanza organizzato da ISF  e da “Testimonianze”.
Adesso Ganji, dopo la sua liberazione (avvenuta il 18 Marzo) viene di persona a Firenze per ricevere la cittadinanza onoraria in Palazzo Vecchio (il 12 Giugno) ed il Gonfalone d’argento del Consiglio regionale (il 13 Giugno) in Palazzo Panciatichi. Queste note vengono scritte alla vigilia di questo importante evento, che segue immediatamente l’approvazione unanime da parte del Consiglio regionale di una mozione a sostegno dell’opposizione democratica iraniana in concomitanza con l’imminente visita di Ganji.
Akbar Ganji è un coraggioso “testimone del tempo”, la cui statura verosimilmente si rivelerà non lontana da quella di figure come Gandhi, Sacharov, Nelson Mandela.  Il suo percorso, la sua sofferta esperienza, la maturazione del suo pensiero (che ha tratto robuste dosi di ispirazione da Kant, Hannah Arendt, Popper) stanno ad attestare il valore di principio dell’universalità dei diritti umani. Che può creativamente combinarsi con la diversità delle culture. Akbar Ganji è l’attestazione vivente della possibilità di combinare  islam e istanze di libertà e di modernità. Sostenendo il “dissidente” iraniano e, con lui, l’indomita società civile del suo Paese, Firenze e la Toscana hanno compiuto un’opzione ed un ‘ “operazione” politica che si inseriscono in una precisa direzione di marcia. Quella che, pur ripudiando catastrofiche ipotesi di guerre preventive e di minacce militari, non rinuncia affatto a promuovere in tutto il mondo l’affermazione dei diritti politici, civili e sociali.
La “questione iraniana” è oggi di scottante attualità. E’ fondamentale contrastare l’impostazione oltranzista che si è affermata al vertice del potere a Teheran, in maniera intransigente e ferma e, insieme, pacifica. L’Iran democratico, dopo la sconfitta dell’illusoria “primavera” di Khatami non è piegato. Ha bisogno di sostegno e di solidarietà. La presenza di Ganji qui da noi ce lo ricorda in maniera pressante. E’ la visita di un coraggioso ed originale protagonista dei drammi del nostro tempo che ci fa sentire vicino il soffio del vento della storia.

Severino Saccardi
Direttore di "Testimonianze"
e Consigliere regionale della Toscana

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