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Nominiamo Xiaobo cittadino di Firenze
"Corriere Fiorentino", 10 dicembre 2010

10 Dicembre, Giornata dei diritti dell’uomo. Il 2010 consegna il Nobel ad un simbolo della lotta per la libertà. Ma, questo è il punto, soltanto ad un simbolo. O, meglio, ad una sedia vuota. La sedia di Liu Xiaobo, intellettuale cinese, “dissidente”, impossibilitato a lasciare il suo Paese in quanto detenuto e “prigioniero di coscienza”. Dalla Cina, come è noto, non potranno uscire né la moglie del dissidente prigioniero né i suoi amici e sostenitori. Incute timore, il potente regime di Pechino. Di sedie vuote non ci saranno solo quelle del dissidente e di sua moglie. Ci saranno assenze di rilievo nelle rappresentanze degli Stati: inclusa quella di un grande, e formalmente “democratico”, Paese come la Russia.

E’ molto più di un confronto puramente simbolico, quello cui la spinosa vicenda rimanda. A partire dalla domanda di fondo sul carattere della Cina: atipico “unicum” mondiale (mix di dittatura comunista, iper-capitalismo e nazionalismo) o nuovo “polo” ed originale sistema (in un combinato di autoritarismo politico e mano libera ai “poteri forti” dell’economia) con una crescente forza di attrazione? Per non dire degli interrogativi sulla ridislocazione degli equilibri di potere a livello planetario e sulla valenza effettivamente universale o meno dei diritti umani a prescindere dalla relatività delle culture. Se così alta è la posta in gioco, non si può non sentirsi interpellati. Mai, d’altra parte, come nell’età della mondializzazione acquistano rilievo le realtà locali: città e regioni. Non era questo l’insegnamento di La Pira, ricordato in un Convegno qualche giorno addietro? Firenze è città-simbolo della pace e dei diritti dell’uomo. E la Toscana ha, come la sua Festa ricorda, un primato storico per l’impegno contro le violazioni della dignità umana da parte dei poteri costituiti. Non sono solo memorie lontane.

Di recente, Firenze e la Toscana hanno compiuto gesti significativi. Il “dissidente” iraniano Akbar Ganji ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Firenze e il “Gonfalone d’ argento” del Consiglio Regionale. E l’iraniana, Nobel per la pace, Shirin Ebadi, ha parlato sotto la statua del David, simbolo universale di libertà. Il sindaco (appena eletto) Matteo Renzi, con la Ebadi, si affacciò dal balcone di Palazzo Vecchio, da cui pendeva il drappo dell’ “Onda verde”. Palestinesi, Algerini,  Sahrawi, Curdi, Tibetani…uomini, e donne, perseguitati per le loro idee hanno sempre trovato in Firenze un riferimento ideale. Liu Xiaabo è, dunque, naturalmente, cittadino di Firenze. Una deliberazione in tal senso da parte del Comune (e l’ auspicabile assegnazione, a livello regionale, del “Gonfalone d’argento” o del “Pegaso d’oro”) oltre a confermare la storica vocazione civile della città e della Regione, ne attualizzerebbe il senso nel tempo in cui la posta in gioco è la “globalizzazione dei diritti”, spesso evocata  e sempre più offuscata dalle ombre inquietanti che si proiettano sul domani del pianeta.

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