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Balducci e Milani dalla parte degli ultimi della Terra
Pubblicato su "Stamptoscana.it", sabato 3 marzo

PUBBLICATO SU "STAMPTOSCANA"

Padre Ernesto Balducci (di cui quest’anno viene ricordato il ventennale della scomparsa) agli “ultimi” della Terra ha dedicato la vita. Sulle forme di questa dedizione c’erano fra lui e un altro grande “prete di frontiera” come don Lorenzo Milani consonanze e differenze. Amare i poveri. Impegnarsi per il loro riscatto sociale, umano e culturale. Fare di questo tema una cartina di tornasole per valutare la sostanza della “buona” e della “cattiva” politica. Su questo Balducci e Milani erano totalmente d’accordo e il loro messaggio, pur nella diversità delle forme in cui si è esplicitato, era identico. Don Milani era, però, convinto, pur parlando continuamente ai suoi alunni-contadini dei problemi del pianeta e pur facendo scuola con il mappamondo, che si potesse concretamente amare solo il prossimo “più prossimo”. I suoi quaranta montanari, per dire, e tra questi, il piccolo gruppo di ragazzi poverissimi che la Provvidenza gli aveva affidato sul desolato poggio di Barbiana. Balducci, in questo, era diverso: pur rimanendo incardinato alla sua Badia Fiesolana, ai suoi libri, alla rivista “Testimonianze” (da lui fondata nel lontano 1958), ai suoi collaboratori ed ai suoi molti interlocutori “nostrani”, tendeva istintivamente a spingere lo sguardo lontano. Si sentiva ormai un “uomo del mondo” e, non a caso, viene identificato con i temi del suo libro più famoso: “L’uomo planetario”. Soprattutto, negli ultimi anni (quando chi scrive ha avuto occasione di seguirlo da vicino) sentiva fortemente il tema del rapporto fra Nord (“sviluppato”) e Sud (“sottosviluppato”) del mondo. Al Nord-Sud fu dedicato uno dei più seguiti convegni di “Testimonianze” degli anni ’80: quelli legati alla suggestione tematica “Se vuoi la pace prepara la pace”. La stessa che verrà riproposta il prossimo 23-24 Novembre, a Firenze, in un incontro incentrato sui temi dell’attualità (“rivoluzioni mediterranee”, migrazioni, “nuove cittadinanze”..) e dedicato al fondatore di “Testimonianze”.

Diceva di sentirsi idealmente un “uomo del Sud” del mondo, Balducci. Quando crollò il Muro di Berlino, nel 1989, pur salutando positivamente il cambiamento epocale provocato dalle “neogandhiane” (come le definì) “rivoluzioni di velluto” dell’ Est europeo, disse che era ora che crollasse anche l’invisibile “muro maestro” della divisione del mondo: quello fra Nord e Sud.

Ci sono alcune foto, tenere e bellissime, in cui lo ritraggono con il nipote adottivo (dai visibili tratti amerindi) in braccio. Un bambino con il quale l’impegnato profeta dell’utopia planetaria sembrava recuperare la sua dimensione giocosa ed infantile. Ritornando, egli stesso, bambino nella spontaneità di un gioco in cui le risate e l’allegria si mescolavano ad una sorta di rituale espiazione delle “nefandezze dell’uomo bianco” (come, scherzando, ma non troppo, si racconta dicesse all’inconsapevole nipote).

E’, forse, di un qualche interesse ricordare e sapere che il nome di Balducci vive ed è costantemente presente fra i ragazzi di una povera borgata di Lima, in Perù. Dove qualche anno fa gli è stato intitolato un piccolo campo sportivo: il “Campo Deportivo Ernesto Balducci”.

Il quartiere, poverissimo, ha l’evocativo nome di “Tupac Amaru” A Tupac Amaru, assieme a delle bravissime suore ed ai partner locali, intervengono gli operatori ed i volontari di “Solidarietà in movimento”, un’associazione senese che si occupa di cooperazione in America Latina. A proposito del campo sportivo “Ernesto Balducci”, Sergio Pinciani, che di “Solidarietà in movimento” è uno dei principali animatori, ricorda: “Qualche anno fa, l’Associazione aveva realizzato un campo giochi per i bambini della sterminata e fatiscente baraccopoli di Tupac Amaru arroccata sulle pendici rocciose negli immediati dintorni di Lima, in Perù. Ci parve allora questa un’occasione adatta per portare anche fra quelle genti del tutto ignare un ricordo di Padre Ernesto, quasi un soffio di nuova speranza che potesse spirare benevolo fra quelle montagne, altrimenti spazzate soltanto dai venti dell’aria e ancor più dalla tempesta dell’ingiustizia degli uomini. Fu così che in un moto repentino e spontaneo, intitolammo a lui quel campo di gioco, sembrandoci forse che, dopotutto, quelle pendici peruviane intorno a Lima potessero anche ricordare quelle sue pendici natali intorno a Santa Fiora, che tanto segnarono la sua anima di fanciullo”.

Va peraltro ricordato che qualche anno fa, dopo l’iniziativa dell’inaugurazione a Tupac Amaru, fatta in forma davvero semplice, ci fu una conferenza, a Firenze, presso la Regione Toscana (chi scrive era allora consigliere regionale ed ebbe modo di occuparsi di questa vicenda di evidente forza simbolica) a cui erano presenti, fra le rappresentanze istituzionali, anche il Console peruviano e il Sindaco di Santa Fiora. Anche quella fiorentina fu una cerimonia semplice, ma commovente.

Intanto, per la cronaca, il meritorio impegno di “Solidarietà in movimento” presso Tupac Amaru continua, sia con le adozioni a distanza che con altri aiuti, quali la costruzione di case in legno per gli abitanti del quartiere, e con interventi che si rivolgono anche ad altre comunità come quella di Cruceta, per la quale è stata intrapresa la costruzione di un ospedale.

E’ un lavoro importante e di grande valore umanitario (chi volesse aiutarne la prosecuzione, per inciso, può farlo inviando sottoscrizioni a “ Solidarietà in Movimento”c/c presso Agenzia n° 3 del Monte dei Paschi di Siena – Siena IT 72 R 01030 14203 000000795014).

In questo lavoro, dice ancora Pinciani, forte è la spinta “che ci viene anche dal messaggio di evangelizzazione di Padre Ernesto”.

I bambini e i ragazzi di Tupac Amaru, laceri ma allegri (proprio come erano i compagni di giochi di Balducci dell’Amiata, la “montagna incantata” in cui si viveva “al confine fra miseria e povertà”), non sanno probabilmente a chi si riferisce il nome che spicca sul loro campo sportivo.

In qualche modo presente, in mezzo ai loro giochi ed alle piroette del loro povero pallone, Ernesto Balducci sarebbe certamente felice di questa evocazione in una sperduta periferia del mondo.

I semi del futuro (dell’ “uomo planetario” o, se vogliamo dirlo diversamente, di una “buona globalizzazione”) e i temi del domani si propongono talora con l’evidenza, e con la forza semplice, dei simboli.

Testimonianze rivista laica fondata da Ernesto Balducci
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